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Quali qualità servono davvero per diventare uno starter? Il lavoro raccontato da chi lo svolge tutti i giorni

📅 21 Agosto 2026✍️ di Martina Lovati⏱️ 7 min di lettura

Se hai passato un pomeriggio a bordo pista, l’avrai notato: c’è una figura che non monta, non allena e non allunga la mano al paletto del traguardo, ma tiene in mano l’equilibrio di tutto. È lo starter, la persona che decide quando una corsa comincia davvero. Un secondo prima è silenzio e nervi, un secondo dopo è rumore e sabbia che vola. In mezzo, c’è il suo gesto. Ma quali qualità servono davvero per fare questo lavoro? E come ci si arriva, concretamente?

Chi è e cosa fa davvero uno starter

Lo starter è l’arbitro del via. Nel galoppo controlla le gabbie di partenza, coordina gli addetti che accompagnano i cavalli nei box e verifica che tutti siano allineati e fermi prima di azionare l’apertura. Nel trotto presidia la partenza con l’auto a “ali” Autostart o le partenze ai nastri, quando i cavalli partono a distanza sfalsata per handicap.

La sua responsabilità principale è garantire un avvio equo e sicuro. Sembra semplice? Non lo è. Deve leggere in un lampo il comportamento di più cavalli e altrettanti guidatori o fantini, cogliere campanelli d’allarme (una coda irrigidita, una spalla che cede, un guidatore distratto) e decidere se dare il via o annullare la procedura. Una falsa partenza non è un capriccio: serve a evitare che una gara si decida sul caos, non sulla bravura.

In pratica, lo starter è l’ultimo filtro prima della competizione: parla in radio con i giudici, dialoga con gli addetti in pista, segnala irregolarità. E se qualcosa non va, ferma tutto. Meglio un minuto in più al via che un infortunio in meno in rettilineo.

Calma fredda, autorità gentile: le qualità chiave

Te lo dico come si direbbe davanti a un box con un tre anni nervoso: serve calma. La calma che non è indifferenza ma chiarezza. In partenza, i cavalli ti leggono addosso ogni esitazione; lo stesso fanno le persone del team. Se tu sei piantato come un palo, tutti respirano.

Accanto alla calma, c’è l’autorità gentile. Lo starter non urla: fa rispettare le regole con voce ferma e istruzioni semplici. Hai presente quando devi accompagnare un puledro a bagnarsi gli zoccoli per la prima volta? Se lo tiri, si pianta; se lo persuadi con pazienza, passa. In pista funziona uguale.

Servono poi occhi da fotografo e orecchio da violinista: saper cogliere dettagli minimi (un cavallo che “morde” il ferro, una briglia che scivola, una bandierina che vibra al vento) e avere senso del tempo. Il timing del via è tutto: un battito di ciglia troppo presto o troppo tardi e si scatenano reclami, squalifiche, frustrazione.

A questo si aggiunge l’empatia animale. Alcuni cavalli soffrono la claustrofobia delle gabbie o si agitano con l’auto. Capire quando hanno bisogno di un secondo in più o di un addetto esperto fa la differenza tra una corsa pulita e una partenza a singhiozzo.

Competenze tecniche che non puoi improvvisare

Con l’esperienza impari a “sentire” le partenze, ma le basi sono tecniche. Lo starter conosce il regolamento specifico dell’ippodromo e le procedure ufficiali, incluse le norme su richiami, richieste di verifica e casi particolari previsti dal Regolamento delle corse al trotto.

Nel galoppo deve padroneggiare il funzionamento delle gabbie: sistemi di blocco, aperture, segnali luminosi e sonori, pulsanti d’emergenza. Nel trotto deve coordinarsi con l’autista dell’Autostart: velocità di lancio, distanza di ritiro delle ali, comunicazioni radio con giudici e dirigenti di corsa. Non è un teatro meccanico: è una coreografia con più attori dove l’errore di uno ricade su tutti.

Fondamentale anche la sicurezza: riconoscere un sottopancia allentato, un paracolpo fuori posto o un paraocchi che non sale è parte del mestiere. La regola è semplice: se non sei sicuro, non si parte.

Una giornata tipo tra controlli, briefing e decisioni al millimetro

La giornata comincia prima del primo via. Sopralluogo in pista: fondo, visibilità, vento. Un rettilineo spazzato dal libeccio cambia la dinamica di una partenza, specialmente con i cavalli più verdi.

Segue il briefing con giudici e addetti: si passa in rassegna il programma, si segnalano cavalli “caldi”, eventuali esperimenti di ferratura, puledri alla prima. Sembra burocrazia, è prevenzione.

Mezz’ora prima di ogni corsa si verificano attrezzature e si coordina la squadra ai box o con l’auto. Al momento dell’allineamento, lo starter diventa un metronomo: comandi chiari, posizioni precise, mano al pulsante o sguardo fisso sulle ali. Se qualcosa non funziona, si ripete. Nessuno ama aspettare, ma tutti preferiscono un via regolare.

Dopo la partenza, c’è un altro lavoro silenzioso: annotare criticità, riferire eventuali comportamenti scorretti, preparare la corsa successiva. È un flusso continuo, come in scuderia quando hai più cavalli da docciare dopo il lavoro: ritmo, ordine, zero panico.

Come si diventa starter: percorsi realistici

Non esiste un’unica strada. Molti starter arrivano dalla pratica di scuderia o dall’agonismo: fantini, guidatori, artieri con occhio lungo. Altri entrano da posizioni tecniche negli ippodromi e crescono sul campo.

Se parti da zero, ecco un percorso concreto:

  • Prenditi tempo in scuderia. Impara a leggere i cavalli nel quotidiano: il modo in cui un soggetto affronta un corridoio stretto ti dice già tanto su come entrerà in gabbia.
  • Cerca stage o volontariato in ippodromo. Assistere chi lavora ai box di partenza o vicino all’auto forma l’occhio meglio di qualunque manuale.
  • Studia i regolamenti. Ogni decisione in partenza ha un fondamento normativo: conoscere articoli e casistiche ti dà sicurezza e credibilità.
  • Allenati alla comunicazione. Breve, assertiva, rispettosa. In via non c’è tempo per perifrasi.
  • Chiedi di fare ombra a uno starter esperto. Vedere cento partenze da “dietro le quinte” vale più di mille video rivisti a casa.

In alcuni ippodromi sono previsti corsi interni e abilitazioni, con prove pratiche e valutazioni. È un mestiere dove la fiducia si costruisce nel tempo: parti dai convegni meno complessi e sali di livello via via.

Quando il benessere viene prima di tutto

Ti sarà capitato: un cavallo rifiuta la gabbia, spinge indietro, suda a chiazze. Oppure al trotto si accende dietro l’auto e si mette a saltare. In quei momenti la qualità che conta è la priorità etica. Uno starter preparato sa dire “no” a una partenza a rischio, anche se il pubblico mormora e i tempi stringono.

Gestire un ritiro non è una sconfitta: è tutela. A volte basta un accorgimento semplice, come cambiare addetto ai box con quello che il cavallo conosce meglio, schermare la visuale, dare un minuto di decompressione. Altre volte, si deve rinunciare. Vale la regola che ho imparato da ragazzina con i pony: il cavallo non mente, e non sbaglia mai nel dirti come sta.

Questa sensibilità si costruisce col tempo, osservando. Uno starter bravo tiene un taccuino mentale dei soggetti più delicati, parla con allenatori e guidatori, aggiorna le note. L’obiettivo è sempre lo stesso: far partire tutti, ma farli partire bene.

Stress, errori tipici e come evitarli

La pressione in partenza è altissima. Non stupisce che l’errore tipico dei principianti sia la fretta: “Faccio andare e poi si vedrà”. No: in partenza “si vede” prima. Un altro errore comune è comunicare troppo o troppo poco. Due frasi secche al momento giusto valgono più di un discorso.

Come si gestisce lo stress? Con routine chiare e margini di manovra. Avere piani B e C (addetti extra, procedure per un soggetto noto per scalciare, linee radio ridondanti) riduce l’imprevisto. È come preparare la sella la sera prima: la mattina trovi tutto al suo posto.

Prospettive, soddisfazioni e realtà del mestiere

Non ti prometto luci della ribalta: quando lo starter lavora bene, non lo nota nessuno. Ed è giusto così. Le soddisfazioni sono altre: vedere una fila di cavalli scorrere dritta, sentire la partenza “pulita” come una nota accordata, chiudere un convegno senza incidenti.

Le opportunità dipendono dagli ippodromi e dal calendario. La retribuzione varia in base all’esperienza, alla complessità del ruolo e alla frequenza degli ingaggi. Chi costruisce una reputazione solida si ritrova chiamato nei convegni più importanti e può affiancare alla pratica attività di formazione degli addetti.

Perché, in fondo, è un lavoro da cavalli e per i cavalli

Se ami le corse e ti piace stare dove le cose iniziano, è un mestiere che ti calza. Richiede disciplina, empatia e una testa sempre accesa. Funziona come quando porti un giovane trottatore alla prima sgambatura: tu sei il riferimento, il punto fermo che trasforma l’energia in direzione.

E quando, dopo mille micro-decisioni, schiacci quel via perfetto o alzi la mano per fermare tutto al momento giusto, capisci perché ne vale la pena: perché hai messo ordine dove c’era solo rumore, e lo hai fatto pensando prima ai cavalli, poi al resto.

Martina Lovati

Martina è cresciuta accudendo pony, poi cavalli da trotto in una piccola scuderia di provincia. Da alcuni anni collabora con le associazioni di tutela del benessere equino e scrive guide per avvicinare i giovani al mondo delle corse e della cura dei cavalli.